É Tutto a Posto.
Capitolo Sette.
Palazzetti & Rave.
Guardava
dritto davanti a se, poggiato con i gomiti sul davanzale del suo balcone, il
sole splendeva alto nel cielo, era una bella giornata, di nuvole non se ne
vedeva nemmeno l’ombra, almeno di nuvole in cielo perché di nuvole che
ottenebrassero la sua mente e pensieri all’orizzonte se ne vedevano molte. Il
pensiero del suo portafoglio in giro chissà dove non lo faceva stare bene, si
chiedeva continuamente chi mai l’avesse trovato e sperava ardentemente che chi
l’avesse trovato avesse scambiato la ketamina al suo interno per cocaina e che
adesso gli fosse preso un accidente, un accidente innocuo, più che altro almeno
una bella mezz’ora di spavento. A casa era solo aspettava che sua madre e suo
fratello tornassero dal lavoro. La mattina stava bene a casa proprio perché non
c’era nessun’altro, non che avesse niente contro il resto della famiglia, ma
forse era il resto della famiglia che evidentemente non sosteneva più il ritmo
delle sue stronzate continue. Sua madre non faceva altro che ripetergli “
Quand’è che la finisci? Quand’è che smetterai? Ancora non ne hai abbastanza?”…
Questa parole non facevano che risuonargli in testa da un orecchio all’altro,
ne era esausto ma sapeva anche benissimo che non era assolutamente ancora
abbastanza e di conseguenza sarebbe dovuto ancora sottostare per molto a questo
forcing ammorbante. In realtà l’unico vero morbo per la serenità del nucleo
famigliare era lui e ne era completamente consapevole. Dall’episodio dei
cerchioni in lega erano passate settimane e la situazione economica ristagnava
in un continuo indebitarsi da uno spacciatore all’altro per coprire i danni che
continuava a fare e che non era più bene in
grado di coprire. La sua credibilità come trafficante veniva offuscata
dal suo aspetto sempre più emaciato e dai racconti che venivano sempre più
spesso fuori. Roma per quanto grande è sempre un paese e una notizia o racconto
che sia che fa scalpore non fa altro che passare di bocca in orecchio, da
orecchio in bocca con il risultato che la realtà da principio viene
completamente stravolta con situazioni sempre più paradossali e numeri sempre
più grandi, quindi nell’arco di poco tempo va a finire che tutti sanno tutto di
te e che in realtà non sanno niente di niente.
Ripensava
tante volte a come avesse cominciato tutto quanto, la prima canna che si fece
durante un’occupazione a Monteverde nel liceo classico Manara e da lì iniziò
subito a rifornire di spinelli quei pochi bambini che fumavano canne alle medie
nella scuola dove andava, non si trattava assolutamente di spaccio era più che
altro un favore che faceva a quelli che desideravano fumo e che non sapevano
dove procurarselo, fumavano canne tutti quanti insieme. Finite le medie
proseguì gli studi andandosi a segnare in quel liceo dove tutto forse ebbe
inizio, non perché lì avesse trovato canne ma perché voleva allontanarsi dal
suo quartiere di periferia per spostarsi in uno più centrale e poi quello era
anche il liceo di suo padre.
In
quella scuola stravolse completamente tutte le sue amicizie, le persone con cui
aveva affrontato gli anni delle elementari e medie vennero completamente
tralasciate, quasi scordate, sostituite da quella ciurma di personaggi con cui
iniziò poi a fare graffiti ed altro.
La
sega a scuola che non aveva mai sperimentato durante gli anni delle medie per
gli anni delle superiori divenne un “Must”, le mattine che la scuola veniva
marinata erano innumerevoli rispetto a quelle in cui si entrava sino al punto
in cui poi si andasse a rischiare la bocciatura, cosa che infatti in seguito non
si fece mancare.
La
mattine spesso venivano occupate con l’attività più redditizia che avessero
inventato, almeno durante i primi due anni di ginnasio, ed era qualcosa di
veramente geniale e perverso, si andava tutti insieme a fare i così detti
“Palazzetti”.
L’attività
dei palazzetti era scaturita dalla possibilità di potersi travestire da scout
della chiesa, visto che molti dei suoi nuovi amici avevano militano tra le loro
fila per così dire, quindi ci si metteva un cravattone verde e giallo intorno
al collo e si entrava in chiesa per andare a rubare più opuscoli e foglietti
possibili perché da lì a breve ci si sarebbe introdotti all’interno di
condomini per chiedere soldi porta a porta millantando di raccogliere donazioni
in favore di missionari e poveri o quant’altro gli venisse in mente, ad ogni
banconota ricevuta loro ricambiavano con un opuscolo che come sempre non
centrava niente con l’argomento per cui dicevano di raccogliere denaro, poi il
tutto veniva condito con una dose di sfregio e vandalismo becero.
Gli
“sfregi” così definiti consistevano in una serie di azioni deplorevoli ma molto
divertenti, se non altro per loro, si iniziava col pisciare e cagare a turno
negli ascensori del palazzo, sotto natale invece, arrivati all’ultimo
appartamento in successione tra i piani, dopo aver ricevuto i soldi
dall’inquilino di turno, a quest’ultimo gli venivano sparati Magnum(botti di
capodanno) all’interno della casa con lui ancora presente e incredulo sulla porta aperta, inutile dire che la
colluttazione scattava ogni volta; ma la cosa che lui preferiva era raccogliere
dai pianerottoli i vasi e portarli all’ultimo piano per lanciarli dalla tromba
delle scale, la cosa esilarante era che ovviamente poi bisognava riscendere e
fare a botte con i coinquilini del pian terreno perché accorrevano fuori dalle
abitazioni per via dell’incredibile boato e vedevano questa folla di
bambini/ragazzi urlanti che correvano giù di corsa per le scale.
I
palazzetti erano redditizi si guadagnavano soldi con cui poi si andava a
comprare il fumo da usare durante tutto l’arco della mattina.
Da
lì a breve si iniziò ad uscire il sabato sera ed ad andare a quelle feste dove
erano sempre più spesso ospiti indesiderati, infatti spesso ci si doveva
imbucare scalando un balcone o magari ricattando qualcuno che stava all’interno
per farsi aprire il portone del palazzo e poi la porta. Erano indesiderati
soprattutto perché poi all’interno dell’appartamento le azioni di cui si
macchiavano andavano a seguire molto l’iter perverso dei palazzetti, si
rubavano vestiti e videogiochi, si scriveva con i pennarelli sulle pareti dei
salotti e camere, si otturavano vasche da bagno con carta igienica le quali
venivano poi riempite di piscio e cacca, la lista degli sfregi era tra le più
varie.
Lui
e il suo gruppo di amici in quegli anni non erano affatto visti di buon occhio
tanto che delle volte si andarono a rischiare anche denunce.
Durante
quegli anni la scena dei rave romani era al suo apice, quelli erano gli anni
della Fintech di Castel Romano, quindi poi passato il periodo delle feste in
casa si passò al periodo delle feste illegali. Ogni fine settimana era
costretto quasi a scappare di casa anche perché non si usavano ancora tanto i
cellulari e così i suoi genitori lo perdevano di vista per un lasso di tempo
molto lungo per un ragazzo di appena 14-15 anni. Ai rave iniziò il periodo
delle droghe sintetiche acidi, Trip, anfetamine, Speed, MDMA e pasticche,
questi erano gli ingredienti con cui condire il sabato sera e la domenica
mattina. I rientri a casa la domenica a pranzo o nel primo pomeriggio erano
degli impatti micidiali, il ritorno in società e il ritorno in famiglia era un
qualcosa di veramente pesante, si ricordava le volte che dimenticava le chiavi
di casa e di conseguenza non poteva sgattaiolare in camera a dormire di corsa e
veniva la madre ad aprirgli la porta… “Guarda che faccia che hai!, Guardati fai schifo!, Ma non ti
vedi! Non ti si può guardare!, Dove sei stato!”… Il suono di quella voce e di
quelle parole pensava che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Il rapporto
con sua madre era sempre stato dei migliori, ma da quegli anni in poi si andò
sempre più incrinando, anche se durante quelle stagioni e il periodo che ci
riguarda più da vicino in realtà non avessero mai smesso di volersi bene e di
riuscire a passare anche dei momenti di estrema serenità. Spesso capitava
infatti che quando tutta la famiglia si riuniva insieme a tavola per alcuni
istanti ci si dimenticasse di tutto il disastro alle spalle e si ritornava come
d’incanto a quegli anni più spensierati. Per quanto le due parti siano divenute
poi avverse, lui e la madre sono sempre stati veramente molto simili, il modo
di parlare, il modo di scherzare e il modo di fare battute si somigliavano
molto e del resto poi si poteva anche notare quanto lui fosse il ritratto sputato
della madre al maschile con giusto qualche vizio in più.
Per
quanto spericolato e infervorato nelle sua imprese malsane, non sopportava chi
dei sui amici trattasse male i genitori in modi denigratori o chi addirittura
li caricava di tutte le cause dei loro
mali, aveva sempre avuto una sorta di etica in cui sapeva che i suoi genitori
avevano ogni qual volta ragione e di conseguenza difficilmente si permetteva di
ribattere quando veniva sgridato, d’altro canto pensava che di sicuro erano loro
a soffrirne in modo molto più evidente del suo, quindi non vedeva motivo per il
quale dovesse anche stare a discutere di cose e cause di cui era il solo e
unico fattore scatenante.
Gli
episodi che i rave gli riportavano alla mente erano veramente innumerevoli,
anche perché gli anni dei rave furono lunghi abbastanza e non passarono di moda
così alla svelta, di sicuro lo accompagnarono per tutti gli anni delle
superiori. Dai rave romani, si passò ai rave in giro per l’Italia, soprattutto
al nord, poi l’estate e durante le feste natalizie con i capodanni si partiva
anche per i Teknival all’estero e là le feste duravano anche settimane di
filato, nascosti in capannoni abbandonati o in qualche valle riparati dal
bosco, Spagna, Francia, Olanda, Inghilterra e Germania. Erano gli anni
dell’InterRail, con pochi soldi ti facevi un biglietto per girare indisturbato
in più aree dell’Europa pagando a prezzi ridotti quei treni che non erano
completamente gratuiti, un po’ di soldi da parte dei genitori, un po’ li mettevi
tu e si partiva carichi di Ketamina e spesso anche con pasticche e fumo. Ogni
Teknival equivaleva ad una sosta con smercio di stupefacenti all’arrivo e
durante e rifornimento di nuovo alla partenza, perché poi ti sarebbero serviti
a sopravvivere durante il viaggio. Il rischio c’era, si passava molto spesso in
tante stazioni ma lui in quel periodo preferiva vendere Ketamina proprio perché
ancora non era classificata come stupefacente, quindi dal punto di vista legale
non eri perseguibile, tutt’al più un foglio di possesso di farmaco senza
ricetta.
Durante
gli anni ’90 si stava sicuramente meglio, leggi meno pesanti e poi c’era ancora
la Lira fedele
compagna nei più bei ricordi di ogni italiano. Con in zaino una padella, un
fornelletto da campeggio e qualche scheda telefonica per grattare(poi le schede
italiane sono sempre state le migliori invidiate da tutti), ti potevi
permettere una bella vacanzona di un mese in giro per il continente senza
troppi pensieri. Spesso si dormiva per strada quando il luogo e il tempo lo
permetteva, in ogni paese in cui entravi dovevi iniziare a rifarti tutti i
conti per il cambio, tutto costava meno e tutti sapevano meno, i rave non erano
visti ancora così tanto di cattivo occhio, i cellulari non erano rintracciabili
e poi chi più ne ha più ne metta, di sicuro ci si poteva divertire più di
quanto non lo si possa fare adesso, ma poi come tutto d’altro canto anche gli
anni dei rave pian piano finirono, la scena si andava sempre più diradando e le
persone dei rave che lui frequentava anche un po’ alla volta smisero sempre più
di andarci e così dai rave poi si passò agli afterhours, discoteche e Crack.
In
questa rapida successione d’eventi ricostruiva quella mattina il suo percorso
legato al mondo della droga giovanile, tralasciando il fatto che intervallava
il tutto con dei periodi di writing serrato come valvola di sfogo dalla droga.
I periodi che decideva di allentare un po’ la presa dalle dipendenze si dedicava
anima e corpo allo scrivere, ai treni, pennarelli, metropolitane e Roma.
Stava
iniziando a tornare indietro con la mente ancora una volta quando un suono lo
interruppe d’un tratto, la chiave stava girando e la porta di casa si stava
aprendo, sua madre era tornata a casa come al solito per il loro pranzo tète a
tète.
-
Ah
mà? Sei te? –
-
No,
è ‘a polizia! –
-
Ahahaha!
E sì, ce mancano pure loro… -
-
E
infatti tanto noi non ci facciamo mancare niente! –
-
Madò!
Sei monotematica però… -
-
Ah,
sarei io quella monotematica ve? –
-
Mmmmmm,
che palle! Com’è andata oggi? –
-
Come
ieri e l’artro ieri, invece te che hai fatto stamattina? Te sei appena alzato?
–
-
No,
veramente me sò alzato già da ‘n po’… -
-
E
immagino che sarai stato in miniera, apparecchia va che io mi cambio, ho preso
la carne. –
-
Bona!
Vabbè, dai vado ad apparecchià… -.
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